giovedì 18 ottobre 2012

Il Pescatore..l'ultimo Uomo sulla Terra

Post taken from this link
IL DISCORSO DEL TRANSITO

Con passo debole e tremulo, il pescatore si diresse verso i monticelli di sabbia, nei pressi dei quali si inginocchiò e cominciò a strappare le amare piante dalle dune. I suoi doloranti denti, estrassero l'amaro e scarso liquido che contenevano.

La quantità che potè inghiottire non rappresentò nessun sollievo per la necessità che aveva il suo corpo di essere idratato ma, era l'unica cosa che poteva trovare in quella costa e, la sua ingestione gli produsse dei vomiti. Quando le convulsioni del suo ventre si attutirono, le sue dita frugarono tra la sabbia alla ricerca di qualsiasi insetto che potesse mangiare ed i pochi che potè trovare finirono rapidamente.  Il suo tempo vitale si esauriva e l'opportunità di sopravvivere che gli aveva concesso il Padre Creatore, stava per terminare. Si mise in piedi e diresse il suo sguardo verso dove nasceva il Sole, che potè contemplare di nuovo, questa volta con maggiore chiarezza, le ondulazioni che apparivano nell'orizzonte e che, senza dubbio, erano montagne e nonostante la distanza prese la decisione di dirigersi verso di esse. 
Con l'aiuto di un bastone per sorreggersi, inizio' a camminare, e prima di abbandonare la spiaggia sulla quale la furia del mare lo aveva portato, contemplò per ultima volta l'orizzonte marino dietro il quale, una volta esistè l'isola nella quale era nato e che la collera del Dio della Morte seppellì con tutti i suoi abitanti nelle tenebrose profondità dell'immenso Padre Oceano. 
Man mano che avanzava, i suoi occhi cercavano di scoprire qualunque cosa che potesse indicargli l'opportunità di trovare qualcosa da mangiare o da bere, ma le poche erbe che crescevano in quella zona risultavano per il pescatore completamente sconosciute ed il loro aspetto erano poco invitanti. 
In alcuni momenti fermava i suoi passi e strappava qualche ciuffo di erba secca, per vedere se nelle sue radici c'era qualcosa che potesse mangiare ma, quello che era sepolto era perfino più insignificante di quello che si trovava nella superficie. La marcia risultava penosa, ed il Sole, man mano che avanzava il giorno, faceva sentire il suo fuoco con più intensità sul malconcio corpo dell'ultimo uomo sulla terra. Sì, il pescatore era convinto che era l'ultimo essere Umano che rimaneva sulla faccia del pianeta e la sua ansia per sopravvive lo spingeva verso la più assurda delle situazioni perché, se realmente era l'ultimo della sua specie nella solitudine più assoluta e se riusciva a mantenersi in vita, per quale scopo il Gran Padre Oceano gli aveva risparmiato la vita? 
Quello che più tormentava la sua ragione, era perche' il Padre Creatore gli aveva concesso una seconda opportunità ed agli altri della sua specie no?. 
In lontananza, le colline cominciavano a prendere forme di montagne, e sempre di più il suolo che calpestava era meno arenoso e presentava una colorazione più oscura. La possibilità di trovare zone con maggiore vegetazione e qualche rettile o roditore da potere cacciare, incoraggiava la sua marcia. 
A poco a poco, i secchi e piccoli arbusti erano più frequenti ed i suoi scalzi piedi cominciarono a notare che il suolo che pestava non era tanto rinsecchito ed ardente come prima mentre il giorno avanzava e le zone con più abbondante vegetazione che tanto desiderava, non apparivano davanti ai suoi occhi. 
Il sole si situò alle sue spalle e la sua ombra cominciò ad allungarsi di fronte a lui, indicando che la luce non avrebbe tardato a lasciare passo all'oscurità. Doveva interrompere il cammino per prepararsi a passare un'altra notte sotto le stelle e quello che risultava più pericoloso per la sua sopravvivenza è che non avrebbe avuto la possibilità di bere o mangiare, poiché dove si trovava ora non vi erano le amare piante delle dune e l'unico liquido che avrebbe potuto ottenere era quello della sua propria orina. 
Arrivo' la notte e vicino ad un gruppo di piccole rocce che gli concedevano una minima protezione, il pescatore lasciò cadere il suo sfinito corpo,lasciando penzolare la sua rinsecchita lingua dalle labbra screpolate con la vana intenzione di catturare un po di umidità. 
Oramai non sentiva dolore, il suo cervello aveva creato una barriera che impossibilitava il suo sistema nervoso di completare il viaggio. 
Il proprio dolore gli aveva annullato la capacità di soffrire ed il suo corpo non gli apparteneva piu', mentre sentiva che la vita lo stava abbandonando arrendendosi alla cosa irrimediabile. Supino aspettò l'arrivo della morte. 
I suoi occhi contemplarono per ultima volta la straordinaria maestosità dell'infinito spazio esterno, inondato di stelle, verso dove si sarebbe recato dopo che la sua anima avrebbe abbandonato il suo corpo mortale,mentre le sue labbra cominciarono a sussurrare le parole che imparò da quelli che si preparavano per lasciare questo mondo per viaggiare nel regno del Padre Creatore. "Sig, dammi la tua mano affinché possa alzarmi, dammi la tua luce affinché possa vedere la strada e quando arriva il momento, dammi la pace vicino a te nel regno delle stelle."

Nessun commento :

Posta un commento

Un caffe' e' ben accetto

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...