mercoledì 6 giugno 2012

Gli antichi templi egizi e il culto del Sole

estrapolato da  Gli architetti del tempo
di Zecharia Sitchin
Studiando l’orientamento degli antichi templi egizi,si e' giunti alla conclusione che i più antichi erano «equinoziali» e quelli posteriori «solstiziali».
E non è tutto: egli scoprì anche, con sua grande sorpresa, che i templi più antichi rivelavano conoscenze astronomiche più sofisticate rispetto a quelli posteriori, poiché erano fatti per osservare e venerare non solo la nascita o il tramonto del Sole, ma anche delle stelle. 
Il santuario più antico, inoltre, faceva pensare a un culto misto Sole-Luna che si spostava verso un obiettivo equinoziale, ovvero solare. Quel santuario equinoziale, scrisse, era il tempio di Eliopoli (“Città del Sole» in greco), il cui nome egizio, Annu, era citato anche nella Bibbia, con la forma «On». Lockyer calcolò che la combinazione tra l’osservazione del Sole, la periodica ricomparsa della stella più lucente, Sirio, e la piena annuale del Nilo - una triplice congiunzione sulla quale si fondava il calendario egizio - indicava che al tempo degli Egizi il cosiddetto Punto Zero era collocato verso il 3200 a.C. 
Il tempio di Annu, come sappiamo dalle iscrizioni egizie, conteneva il Ben-Ben (“Uccello Pyramidion»), che si riteneva essere la parte conica superiore della «Barca celeste» con la quale il dio Ra era venuto sulla Terra dal «Pianeta di milioni di anni». Questa reliquia, che di solito era conservata nel Sancta Sanctorum del tempio, veniva esposta al pubblico una volta all’anno, e ancora in epoca dinastica continuavano i pellegrinaggi al santuario per vedere e venerare il sacro oggetto. 
Di quest’ultimo, purtroppo, nel corso dei millenni si sono perse le tracce; gli archeologi, tuttavia, ne hanno trovato una copia in pietra, nella quale si vede chiaramente il dio che si affaccia alla porta della capsula. Anche la leggenda della Fenice, il mitico uccello che muore e risorge dopo un certo periodo, è stata fatta risalire a questo tempio e al suo culto. Il Ben-Ben si trovava ancora al suo posto al tempo del faraone Pi-Anki (circa 750 d.C.): è stata infatti rinvenuta un’iscrizione che narra di una sua visita al luogo sacro. Intenzionato a entrare nel Sancta Sanctorum per vedere l’oggetto sacro, Pi-Ankhi cominciò il rito offrendo abbondanti sacrifici all’alba nel cortile del tempio. 
Entrò quindi all’interno del tempio e si prostrò davanti al grande dio. I sacerdoti recitarono poi una preghiera per la salvezza del re, affinché egli potesse entrare nel Sancta Sanctorum e uscirvi sano e salvo. Segui poi la cerimonia del lavaggio e della purificazione del re: egli venne cosparso d’incenso e preparato a entrare nello spazio chiamato “la Camera della stella». 
Gli vennero dati fiori rari e rami di piante che egli avrebbe dovuto offrire al dio mettendoli davanti al Ben-Ben.  Il re salì quindi i gradini che portavano al «grande tabernacolo» che conteneva l’oggetto sacro. Arrivato in cima, aprì le porte del Sancta Sanctorum «e vide il suo antenato Ra all’interno del Ben-Ben». Allora si fermò, chiuse le porte dietro di se e vi pose sopra un sigillo d’argilla sul quale impresse il suo emblema. 
Quel tempio di Eliopoli, purtroppo, non è sopravvissuto ai millenni, ma gli archeologi hanno trovato quello che potrebbe rappresentarne una copia posteriore: si tratta del cosiddetto Tempio Solare del faraone Ne-user-Ra della V dinastia, che durò dal 2494 al 2345 a.C. 
Esso sorgeva in un luogo che oggi si chiama Abusir, poco a sud di Giza e delle sue grandi piramidi, ed era formato sostanzialmente da una grande terrazza sopraelevata sopra la quale, all’interno di un grande recinto, vi era una grossa piattaforma che sosteneva un oggetto massiccio, a forma di obelisco (fig. 15).
Una rampa, sormontata da una struttura coperta illuminata da una serie di finestre sul soffitto, collegava l’ingresso del tempio con una enorme porta che si affacciava sulla vallata sottostante.
La base inclinata di questa sorta di obelisco era rialzata di una ventina di metri rispetto al livello del cortile del tempio; l’obelisco stesso, che forse era rivestito di rame dorato, era alto altri 36,5 metri.

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