sabato 23 giugno 2012

Antichi Esseri con sembianze di pesce

El Fraile  (il frate) 
All'interno del Kalasasàya c'erano due statue enormi. La prima, una figura soprannominata El Fraile (il frate) stava nell'angolo sud-occidentale, la seconda, pressappoco al centro dell'estremità orientale del recinto, era il gigante che si notava dal tempio sprofondato.
Scolpito in un blocco di arenaria rossa, consunto e incredibilmente antico, El Fraile si levava per un'altezza di circa un metro e ottanta,  e raffigurava un essere umanoide e androgino dagli occhi e dalle labbra enormi. Nella mano destra stringeva qualcosa che ricordava un coltello dalla lama ondulata come un kriss indonesiano. Nella sinistra aveva un oggetto che somigliava a un libro rilegato munito di cerniere. Dall'estremità superiore di questo «libro», però, spuntava qualcosa che era stato inserito al suo interno come in un fodero.
Dalla cintola in giù la figura era coperta da una veste di squame di pesce e, quasi per confermare questa impressione, lo scultore aveva foggiato le singole squame con file e file di piccole teste di pesce molto stilizzate. Sembrava,  quindi,  che El Fraile fosse il ritratto di  un immaginario o simbolico «uomo pesce». La statua indossava anche una cintura scolpita con le immagini di diversi grossi crostacei,  e quindi quest'idea sembrava tanto più verosimile.   Nella leggenda, e nelle figure vestite da pesce, sembrava esserci un'eco curioso e fuori posto dei miti mesopotamici, che parlavano in modo strano e diffuso di esseri anfibi « dotati di ragione»,  che avevano visitato il paese di Sumer nella remota preistoria.  
Il capo di  queste creature si  chiamava  Oannes (o Uan)}° Secondo lo scriba caldeo, Berosso:
Tutto il corpo di [Oannes] era come quello di un pesce; e sotto una testa di pesce ne aveva un'altra, e in fondo anche piedi, simili a quelli di un uomo, attaccati alla coda del pesce. 
Anche la sua voce e la sua lingua erano articolate e umane; e un suo ritratto si è conservato fino a oggi... Quando il sole tramontava, era abitudine di questo Essere rituffarsi in mare, e dimorare per tutta la notte negli abissi; era,  infatti, anfibio.
 

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