lunedì 11 febbraio 2013

GILGAMESH: Il RE che non voleva morire

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Tratto da I GIORNI PRIMA DEL DILUVIO di Zecharia Sitchin
Capitolo Settimo
II primo caso di ricerca dell'immortalità di cui si abbia notizia ci è raccontato da fonti sumeriche e riguarda un sovrano di molto, molto tempo fa, che chiese al suo divino padre di lasciarlo entrare nella "terra dei viventi".
Su questo strano sovrano, gli antichi scribi lasciarono racconti epici, nei quali si diceva che;

"Segrete cose egli ha visto;
ciò che è nascosto all'uomo, egli lo scoprì.
Portò anche notizie
del tempo prima del Diluvio;
Compì il lungo viaggio
con grande fatica e tra mille difficoltà.
Quindi ritornò, e sopra una colonna di pietra
scolpì la sua fatica."


Di quell'antico racconto sumerico restano oggi meno di due righe, eppure noi lo conosciamo per intero grazie alle traduzioni che ne fecero i popoli che vennero dopo i Sumeri nel Vicino Oriente: Assiri, Babilonesi, Ittiti, Hurriti. Tutti parlano e riparlano di questo racconto, e le tavolette d'argilla sulle quali tali versioni erano scritte,alcune intatte,altre danneggiate, molte frammentate tanto da essere praticamente illeggibili - hanno consentito agli studiosi di mettere insieme piano piano i vari pezzi del mosaico fino ad arrivare a una ricostruzione pressoché completa.
Al centro delle nostre conoscenze sull'argomento vi sono dodici tavolette in lingua accadica, che facevano parte della biblioteca di Assurbanipal a Ninive. Il primo ad accorgersi di esse fu George Smith, il cui lavoro al British Museum di Londra consisteva nelì'e-strarre e catalogare le decine di migliaia di tavole e frammenti di tavole che arrivavano al Museo dalla Mesopotamia. Un giorno gli cadde l'occhio su un testo alquanto frammentario che sembrava raccontare la storia del Diluvio. Non vi erano dubbi: quei testi in scrittura cuneiforme, provenienti dall'Assiria, narravano proprio la storia di un re che andò a cercare l'eroe del Diluvio e che sentì da lui un racconto in prima persona di ciò che era accaduto !
Con comprensibile entusiasmo, i direttori del Museo mandarono George Smith sul luogo degli scavi per cercare i frammenti mancanti. Smith, in effetti, ebbe fortuna e ne trovò abbastanza da poter ricostruire il testo e azzardare la sequenza delle tavolette. Nel 1876 egli dimostrò definitivamente che si trattava, come recitava il titolo, del Racconto caldeo delDiluvio; dalla lingua e dallo stile concluse poi che «era stato composto a Babilonia verso il 2000 a.C».
Inizialmente George Smith lesse il nome del re che era andato in cerca di Noè come Izdubur e ipotizzò che si trattasse del reeroe biblico Nimrod. Per un certo periodo, dunque, gli studiosi credettero che il racconto si riferisse effettivamente al primo, potente re e parlavano del testo in dodici tavole come dell'Epopea di Nimrod. Altri ritrovamenti e ricerche ulteriori fecero però capire che il racconto aveva un'origine sumerica e che il nome corretto del protagonista era GIL.GA.MESH. Da altri testi storici - compresi gli elenchi reali sumerici - si ebbe la conferma che costui erasovrano di Uruk, la biblica Erech, intorno al 2900 a.C. UEpopea di Gilgamesh, come viene oggi chiamato questo antico testo letterario, ci porta dunque indietro di circa5.000 anni.
Occorre conoscere la storia di Uruk per cogliere fino in fondo la portata del racconto. Confermando le parole della Bibbia, le testimonianze storiche sumeriche riferirono anche che nel periodo successivo al Diluvio, la sovranità - cioè le dinastie reali -cominciò davvero a Kish, e che poi si trasferì a Uruk in seguito alle ambizioni di Irnini/Ishtar, che non aveva alcuna intenzione di starsene nel suo territorio lontano da Sumer.Uruk, inizialmente, era solo il luogo dove sorgeva un recinto sacro, all'interno del quale stava un grande ziggurat chiamato E.AN.NA ("casa di An") sormontato da una dimora (tempio) in onore di An, "Signore del Cielo". Nelle rare occasioni in cui An visitava la Terra, dimostrava sempre una certa preferenza perlrnini. A lei concesse il titolo di IN.AN.NA ("amata di An") - i pettegoli insinuavano che fosse amata in modo più che platonico - e la sistemò nell'Eanna, che, quando lei non c'era, restava vuoto.

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