lunedì 29 ottobre 2012

Alcune teorie sui monoliti dell'Isola di Pasqua

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In quasi tutte le isole abitabili del Pacifico del Sud ci sono grandi culture a noi ancora sconosciute. Queste "testimonianze" in pietra, danno origine, infatti,a varie speculazioni e ipotesi.
L'Isola di Pasqua, e' così chiamata perché venne scoperta nel 1722 dall'olandese Jacob Roggenveen, ed è la più orientale delle isole polinesiane dell'Oceano Pacifico appartenente al Cile, con una popolazione stimata di 1.000 persone [nel 1980 ] su una superficie di 118 chilometri quadrati. 
L'isola è vulcanica, priva di alberi e il punto piu' elevato misura 615 metri, costituito da due crateri.  Il riferimento alle centinaia di statue che sembrano "piantate" sulla superficie dell'isola il cui incessante sguardo verso il mare non può non essere notato. Nel cratere di Rano Baraku questi monoliti sono stati trovati in tutte le posizioni, verticali, orizzontali e sparsi in un certo numero. 
La distanza tra ciascuna delle statue misura da 1,84 metri fino a quasi 32 metri. Queste enormi statue come potevano essere state lavorate con piccole e primitive asce di pietra? 
Ci sono delle tracce della presenza di alcuni assi di legno in fondo al cratere, che sembrano dimostrare che gli abitanti dell'isola avevano utilizzato tali strumenti. 

Prima ipotesi:
Cosmonauti provenienti da un altro mondo avrebbero visitato gli indigeni e fornito loro gli strumenti migliori, gestiti dai sacerdoti e dagli stregoni,necessari per estrarre le masse di pietra lavica. Come ogni strumento abbandonato, questi si arrugginirono e divennero inutilizzabili. Probabilmente gli isolani che avevano imparato a usare questi attrezzi migrarono altrove o morirono in massa.
I loro discendenti, di cultura primitiva, furono in grado di costruire nuovi strumenti dello stesso calibro. Si ipotizza che il lavoro avviato venne rinviato improvvisamente, non venendo piu' ripreso. Circa 200 statue furono lasciate incompiute e"bloccate" tra le pareti del cratere fino al giorno in cui gli indigeni decisero di portare a termine la loro folle ambizione del lavoro iniziato utilizzando le asce di selce visto che mancavano i "vecchi" strumenti molto avanzati. Giorno dopo giorno in tutta l'isola risuonò l'eco costante delle martellate provenienti dal cratere. Nonostante il tentativo degli indigeni di completare queste sculture, le loro asce di pietra non furono in grado di staccare le statue dalle pareti del vulcano mentre gli uomini sfiniti dai loro sforzi, abbandonarono i loro strumenti primitivi che erano sparsi in prossimità del cratere. Se la teoria che i polinesiani furono i veri autori delle statue, resta da spiegare quale e' stata l'ispirazione per aver scolpito quelle forme e quelle espressioni di tali figure, le cui caratteristiche somatiche non appartenevano ai membri delle tribù polynesiane: lunghi rettilinei nasi, bocche strette, labbra sottili, gli occhi infossati, le faccie strette. 
Si ritiene che sull'isola di Pasqua ,in Tiahuanaco, in Sacsahuamán, nella Baia di Pisco e nella pianura desertica di Nazca, gli stessi maestri evoluti si siano dedicati ad insegnare le stesse tecniche, o almeno in tutti questi siti furono utilizzati gli stessi strumenti. 
Questa interpretazione è valida solo attraverso il presupposto che gli esseri extraterrestri non sono mai stati sulla Terra anche se questa teoria ha guadagnato notevolmente peso, dal momento che venne proposta per prima. L'ipotesi che il profeta Ezechiele vide e descrisse una nave spaziale vera e propria, non si riesce a comprendere perché non dovremmo essere disposti ad accettare la possibilità che i membri di un equipaggio alieno sono stati in grado di atterrare in diversi luoghi lontani nel nostro pianeta e istruire indigeni nella gestione dei loro sofisticati strumenti e utensili.  Si ritiene che i cosmonauti stranieri non si sianodedicati a queste attività estrattive poiche' avevano solo l' interesse vitale nel sollevamento e posizionamento di quei monumenti di pietra, forse per insegnare agli indigeni le loro tecniche.

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