giovedì 7 giugno 2012

GLI ARCHITETTI DIVINI

estratto da Gli Architetti del Tempo di Z.Sitchin
Ninurta, il più eminente tra i figli di Enlil, mise mano, a un’impresa grandiosa: la costruzione di una nuova «casa» per sé a Lagash. L’avvenimento getta luce su molte faccende di uomini e divinità grazie al fatto che il re al quale fu affidato l’incarico e Gudea di Lagash registrò tutto con dovizia di dettagli su due grandi sigilli d’argilla.
Malgrado il peso immane di quel compito, egli capì che era un grande onore e un’opportunità unica per rendere immortali il suo nome e le sue gesta, poiché davvero non erano molti i re che avevano ricevuto quell’incarico.
Anzi, fonti reali rinvenute dagli archeologi citano almeno un caso in cui un famoso re (Naram-Sin), per quanto molto amato dagli dèi, si vide negare più volte il permesso di metter mano alla costruzione di un nuovo tempio (una situazione che si ripeté mille anni dopo a Gerusalemme, con re Davide). Dopo aver espresso apertamente la sua gratitudine al suo dio facendo iscrivere dichiarazioni in suo onore sulle statue di se stesso  che dispose nel tempio, Gudea si lasciò dietro anche una grande quantità di informazioni scritte che spiegano il «come» e il «perché» dei recinti sacri e dei templi degli Anunnaki.
 Come figlio preminente di Enlil, avuto dalla sua sorellastra Ninharsag, e quindi erede legittimo, Ninurta aveva lo stesso numero di rango di suo padre, il 50 (quello di Anu, il più alto, era 60 e quello dell’altro figlio di Anu, Enki, il 40): fu dunque una scelta quasi obbligata chiamare lo ziggurat di Ninurta.
Per millenni Ninurta fu un fedele aiutante di suo padre e portò a termine con grande senso del dovere tutti i compiti che gli vennero assegnati. Conquistò l’appellativo di «Primo guerriero di Enlil» quando un dio ribelle di nome Zu rubò le Tavole dei Destini dal Centro controllo missione di Nippur, interrompendo il legame Cielo-Terra; fu proprio Ninurta a inseguire l’usurpatore fino ai confini della Terra, riuscendo a catturarlo e a rimettere le cruciali tavolette al loro posto.
Quando tra la fazione di Enlil e quella di Enki scoppio una guerra brutale, che nel libro “Guerre atomiche al tempo degli dèi” abbiamo chiamato «seconda guerra delle piramidi», fu di nuovo Ninurta che portò alla vittoria la parte di suo padre. Quel conflitto terminò con una conferenza di pace indetta da Ninharsag, in seguito alla quale la Terra venne divisa tra i due fratelli e i loro figli e al genere umano venne data la civiltà nelle tre regioni di Mesopotamia, Egitto e Valle dell’Indo. 

La pace che ne seguì durò a lungo, ma non per sempre. Il figlio primogenito di Enki, Marduk, non era affatto contento di come si erano chiuse le cose, e perciò, ravvivando la rivalità tra suo padre ed Enlil che derivava dalle complicate regole di successione degli Anunnaki, cominciò a contendere il territorio di Sumer e Akkad (quello che chiamiamo Mesopotamia) alla progenie di Enlil e rivendicò i diritti sopra una città mesopotamica chiamata Bab-Ili (Babilonia) - letteralmente, «Porta degli dèi”.
 Ne scaturirono nuovi conflitti, in seguito ai quali Marduk venne condannato a essere sepolto vivo all’interno della Grande Piramide di Giza; poi, però, perdonato prima che fosse troppo tardi, fu mandato in esilio; e ancora una volta Ninurta venne chiamato a risolvere i conflitti.

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